E’ difficile ottenere risposte giuste quando si fanno domande sbagliate.

Oggi è tutto uno stridor di unghie sugli specchi, da queste parti del web isolano. Ieri il governatore Solinas ha fatto la sua solita conferenza stampa illustrando con numerose slides i dati della situazione epidemiologica sarda (qui il link). La qualità delle slides era, obiettivamente, discutibile: troppe, poco chiare, alcune con numeri piccolissimi e illeggibili, in altre i numeri, dopo il copia e incolla, risultavano tagliati e totalmente inutili – ma tanto a chi importa leggere i numeri – poco informative, insomma. In moltissime mancava addirittura il titolo. Una di queste slide senza titolo, in particolare, riportava la distribuzione dei contagi relativi agli operatori sanitari in base al luogo di trasmissione: 15.7% in RSA e 69% in ospedale, tra gli altri. Nella conferenza stampa, comunque, il governatore si dilunga nella spiegazione di quasi tutti i numeri. In serata le slides vengono mandate alle redazioni dei giornali che l’indomani titolano, pressapoco tutti, così “L’85% dei contagi in Sardegna avviene nelle strutture sanitarie”. A rendere il quadro anche più frizzante c’è il fatto che nella notte Solinas firma, seguendo la linea lombarda, un’ordinanza con la quale mantiene in vigore tutti i divieti di apertura di molte attività commerciali alle quali invece Conte, a livello nazionale, consente la riapertura. “Ma come, se l’85% dei contagi avviene nelle strutture sanitarie, perché non si fanno riaprire le librerie?”, tuonano sui social, vari e importanti esponenti dell’opposizione in consiglio regionale.

Il problema è che non è vero, per fortuna, che l’85% dei contagi sia avvenuto nelle strutture sanitarie. Quel dato riguardava solo la quota di coloro che, tra gli operatori sanitari, hanno contratto il virus. Gli operatori sanitari sono il 24% del totale dei contagiati e quindi è su questo numero che va applicato l’85%. Il dato corretto, quindi, si aggira intorno al 20%. Si tratta comunque un dato che fa impressione e che dovrebbe farci riflettere molto sulla qualità della risposta all’emergenza che le nostre strutture di coordinamento sono riuscite a mettere in campo; ma l’equivoco dice anche molto sulla qualità dell’informazione istituzionale (quando si pubblica una tabella o una figura in un rapporto questa deve essere totalmente self-contained, deve cioè dare al lettore tutte le informazioni necessarie per la sua immediata comprensione. Qui mancava perfino il titolo). Ma la vicenda dice molto anche sulla qualità di certo giornalismo isolano, nonché dell’atteggiamento di quei politici che, anche loro, invece di andare a verificare il dato e magari farsi dare una mano a comprenderne il significato, lo commentano frettolosamente e a sproposito, contribuendo ad alimentare confusione e disinformazione.

Ci sarebbe anche la questione del confirmation bias, cioè della tendenza a ricercare principalmente e ad interpretare a nostro favore l’informazione che conferma le nostre idee, vere o false che siano. Ma di questo magari parliamo un’altra volta.

Certo che è davvero difficile ottenere risposte giuste quando si fanno domande sbagliate.

One Reply to “E’ difficile ottenere risposte giuste quando si fanno domande sbagliate.”

  1. Se il 20×100 dei sanitari hanno contratto il virus, nella posizione sociale che occupano, si è autorizzati a pensare, che lo hanno trasmesso.

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